Chiusi - Storia della Città

La storia

Secondo lo storico latino Servio, Chiusi sarebbe stata una delle più antiche città etrusche, fondata dall'eroe Cluso, figlio di Tirreno, il re Lidio che guidò la migrazione all'origine della nazione etrusca secondo Erodoto, o di Telemaco, figlio di Ulisse. Con ogni probabilità la sua è una ricostruzione erudita tarda basata sul nome latino della città, Clusium, corrispondente a quello etrusco Clevsins, tramandatoci da iscrizioni dell'inizio del IV sec. a.C., mentre il nome Chamars, riferitoci da Livio, non ha riscontri epigrafici. 

La notizia della precoce fondazione di Chiusi è stata confermata da scavi recenti, che hanno messo in luce nel sito della città antica e nelle sue immediate vicinanze alcuni insediamenti dell'Età del Bronzo finale (XII-X sec. a.C.). A questo periodo risale l'abbandono delle stazioni preistoriche e protostoriche sul monte Cetona, sede dei più antichi abitati della zona.

Gli scavi urbani attestano la continuità tra gli insediamenti dell'Età del Bronzo Finale e della successiva Età del Ferro, mentre quelli nelle necropoli la confermano per il successivo periodo orientalizzante (VII sec. a.C.). In questo periodo non è ancora iniziato il processo di urbanizzazione di Chiusi: l'ampia diffusione delle necropoli attesta l'esistenza di villaggi sparsi, dediti per lo più ad una economia agricola di sussistenza.

Fino alla metà del VII secolo l'uniformità delle sepolture di tipo individuale sembra attestare, infatti, la presenza di una società senza classi differenziate, a carattere pluri familiare, in cui la produzione di oggetti di uso quotidiano era ancora un'attività essenzialmente domestica.

Solo nel periodo Orientalizzante recente si nota nei corredi chiusini delle prime tombe a camera un accumulo di ricchezze tale da far supporre che il controllo del territorio fosse passato nelle mani di un numero limitato di famiglie di rango principesco.

Chiusi comunque divenne una delle principali città della dodecapoli etrusca nell'avanzato VI sec. a.C., periodo cui risalgono i primi contatti con Roma:

Dionigi di Alicarnasso afferma che Chiusi avrebbe aiutato i Latini contro Tarquinio Prisco. Alla fine del secolo (507-6 a.C.) risale l'impresa del lucumone chiusino Porsenna, che assediò Roma e con ogni probabilità la conquistò; durante questo assedio si collocano gli episodi di eroismo di alcuni dei più famosi personaggi dell'epopea romana: Muzio Scevola, Orazio Coclite e Clelia.

Quella di Porsenna è una figura storica che ben si inserisce nell'accentuarsi dei fenomeni tirannici in Etruria nel corso del VI secolo; la notizia secondo cui avrebbe liberato la città di Volsinii (Orvieto) dal mostro Olta con l’evocazione di un fulmine, potrebbe suggerire il un suo ruolo egemone nella lega dei Dodici popoli etruschi che, proprio a Volsinii, aveva il suo centro politico e religioso. Secondo alcune fonti latine, infatti, Porsenna sarebbe stato re di tutta l'Etruria e avrebbe estenuato le risorse del regno per la costruzione del suo magnifico sepolcro.

In età arcaica l'accentramento delle necropoli intorno a Chiusi, la diffusione delle grandi tombe a camera gentilizie, la quantità e la qualità delle importazioni e la ricchezza della produzione artigianale locale, testimoniano da un lato un mutamento delle strutture socio economiche e dall'altro l'avvenuta urbanizzazione della città. Questa ebbe comunque una estensione piuttosto limitata e fu integrata da sobborghi. Purtroppo a partire dal periodo Orientalizzante la continuità di vita nella città di Chiusi è testimoniata quasi esclusivamente dalle necropoli, poiché nel centro urbano non sono state rinvenute documentazioni anteriori al III secolo a.C.

La ricchezza di Chiusi era legata soprattutto alla fertilità del suolo di natura alluvionale. Vi si producevano olivo, vite, fichi ed una specie non pregiata di grano, menzionata da Livio, Marziale e Columella, che, a detta di Varrone, aveva un rendimento eccezionale. Secondo Strabone, inoltre, il territorio intorno a Chiusi era noto per la ricchezza dei prodotti della caccia e della pesca. La città era situata in posizione strategica lungo una importantissima arteria commerciale: risalendo il Tevere attraverso la Chiana, che a quell'epoca era navigabile e sfociava nel Tevere, ci si immetteva nel Valdarno. Chiusi inoltre era collegata tramite le valli dell'Astrone, dell'Orcia e dell'Ombrone con i centri della costa, in particolare Roselle, che alcuni studiosi considerano il suo sbocco al mare.

L'attività di prelievo lungo queste strade e lo sviluppo dell'agricoltura garantirono a Chiusi una prosperità ininterrotta, anche quando, a seguito della sconfitta nella battaglia navale di Cuma nel 474, i centri dell' Etruria meridionaìe costiera entrarono in crisi.

Per impedire che fossero interrotti i collegamenti con I'Etruria campana, Arunte, figlio di Porsenna, ritentò l'impresa del padre ma fu sconfitto dagli abitanti di Ariccia aiutati dai Latini e dai Greci della Campania. Dopo il fallimento dell'impresa romana, gli Etruschi diressero nuovamente le loro mire espansionistiche verso l'Emilia alla cui colonizzazione Chiusi aveva dato un importante contributo anche in passato.

Più di un secolo dopo, come narrano Livio e Dionigi di Alicarnasso, un altro Arunte, precettore di Lucumone, re di Chiusi, tradito dal pupillo con la propria moglie, avrebbe attirato i Galli nella zona, con la promessa di una terra fertile, ma poco coltivata e scarsamente abitata da popolazioni imbelli. Secondo altre fonti la prima calata celtica su Roma ad opera di Brenno (390 a.C.) sarebbe stata causata dallo scorretto comportamento di un’ambasceria romana inviata nella città occupata dai Galli: la delegazione, cui sembra che partecipassero membri della gensFabia, invece di comporre il dissidio, fu coinvolta negli scontri.

Se nel IV secolo Chiusi sembra intrattenere buoni rapporti con Roma, questi si guastarono all'inizio del successivo. Durante la prima  guerra etrusco-romana Chiusi è in prima linea: nel 296 a.C. i Romani subirono perdite davanti alla città ad opera dei Galli Senoni e degli Umbri alleati degli Etruschi, vero e proprio preludio della battaglia di Sentino. In seguito, anche se le fonti latine non vi fanno esplicito riferimento, Chiusi subì probabilmente, alla stregua di altri centri etruschi, un trattato iniquo foedere con i Romani, ma l'assorbimento della città nell'egemonia romana fu quasi indolore.

Nel 205 a.C.. durante la guerra annibalica Chiusi rifornì l'esercito di Scipione con grano e legname: secondo alcuni studiosi alcune monete rinvenute in Valdichiana con un elefante e una testa di negro attesterebbero leve da parte di famiglie chiusine e perugine.

Durante il II secolo Chiusi fu profondamente coinvolta nella questione sociale che sconvolse tutta I'Etruria centro-settentrionale, partecipando in notevole misura al fenomeno della liberazione dei servi, come dimostrerebbero le numerose iscrizioni di lautni, cioè liberti, rinvenute nel territorio. La distribuzione capillare delle necropoli attesta una occupazione intensiva delle campagne con fattorie a gestione familiare o servile dipendenti da famiglie di rango, residenti per lo più nel centro urbano.

Un fenomeno caratteristico di Chiusi in età ellenistica è l'ampia diffusione dell'alfabetizzazione anche negli strati sociali meno abbienti: si conoscono almeno tremila iscrizioni provenienti dalla città e dal suo agro, il numero più alto in tutta l'Etruria. Quelle bilingui prima e poi quelle solo in latino ci permettono di seguire il fenomeno della romanizzazione della città nel corso del I sec. a.C.. Senza averla richiesta, Chiusi ottenne la cittadinanza romana per effetto della lex Iulia, successivamente ampliata con la Plautia Papiria nell'89 a.C.

Le guerre civili tra Mario e Silla devastarono un territorio che risentiva limitatamente della crisi generale dell' Etruria. Anche se sembra che Chiusi si sia mantenuta neutrale nel conflitto, nei suoi dintorni si svolsero gli scontri violenti contro il mariano Carbone.

Nell'elenco delle città etrusche redatto da Plinio accanto ai Clusini veteressono citati i Clusini novi: mentre alcuni studiosi ritengono che si tratti di una distinzione a carattere puramente amministrativo, altri hanno ipotizzato l'esistenza di due centri diversi (in analogia col caso di Volsinii novi= Bolsena, costruita dopo la distruzione di Volsinii veteres= Orvieto), come confermerebbe il rinvenimento di una  fortezza di epoca sillana sulla collina della Rocca Paolozzi.

Il municipio di Chiusi, che faceva parte della tribù Arnense, continuò a prosperare in epoca imperiale, avendo mantenuto la posizione strategica sul fiume Clanis, che consentiva ancora un buon collegamento fluviale tra l'Etruria e Roma, ma, soprattutto, per essere ora un importantissimo punto di transito sulla via consolare Cassia che, proprio nei pressi di Chiusi si diramava per Arezzo e per Siena.

Ben poco si conosce della struttura della città in questo periodo, poiché neppure i rinvenimenti più recenti, per quanto significativi, sono sufficienti a ricostruire la fisionomia urbana: il cardo massimo doveva corrispendere all'asse costituito da via Lavinia, via Baldetti e un tratto di via Porsenna, mentre risulta più diffìcile identificare il percorso del decumano massimo, che doveva collegare via Porsenna con via Nardi Dei, mentre il foro doveva essere situato nell'attuale piazza XX settembre. Sia le domus, delle quali porzioni di mosaico sono venute alla luce nella città, sia i monumenti di età imperiale, smentiscono l'ipotesi di una crisi a seguito di un precoce impaludamento della Chiana, desunto da una notizia di Tacito. Solo dopo il VII secolo, come confermerebbero alcuni scavi recenti, la città decadde rapidamente a causa dell'impaludamento della Chiana e del conseguente abbandono delle campagne divenute malsane.

Dopo essere stata occupata dai Goti nel 540 d. C., quando Vitige nella sua ritirata davanti ai Bizantini vi lasciò un presidio di mille uomini, Chiusi divenne sede di un ducato longobardo, documentato fino al 776, quando nella zona è attestata la presenza di Reginaldo, legato a Carlo Magno. Malgrado però sia sicura la presenza franca nel chiusino è solo nel 903 che Chiusi riceve il suo primo conte vassallo del marchese di Toscana.

Dall'XI secolo il potere della città è saldamente nelle mani del suo vescovo, ma già nel secolo successivo deve sottostare alle influenze prima orvietane e poi senesi. In questo periodo si ha il consolidamento del Comune di Chiusi e il suo inglobamento nello Stato di Siena del quale, salvo sporadiche parentesi, seguì la sorte.

(Tratto da: Chiusi. Guida turistica, edita dall’Associazione Pro-Loco di Chiusi, 1997, pp. 7-14)



   



E' possibile scaricare la piantina della città di Chiusi da qui



"Chiusi come era"