Prodotto tipici: gastronomia

Se le ricette della cucina a base di prodotti tipici dell’agro chiusino sono povere e poco elaborate, i sapori sono invece decisi e ben calibrati; da provare i piatti a base di pesce di lago, come il brustico ed il tegamaccio. Per continuare con i ben noti “pici”, fatti a mano dalle massaie, pasta lunga di farina ed acqua. Per la derivazione del termine, si fa riferimento al Vocabolario della Crusca che chiama “pinco” una specie di cetriolo. Sono conditi con i sughi di “nana”, di aglione o di pesce del lago. Inoltre la polenta condita con il maiale, la zuppa di farro e le carni alla brace, senza trascurare i noti “cantucci”, dolcetti secchi con mandorle, da gustare imbevuti nel prelibato ‘vinsanto’ toscano.




Brustico:

Si tratta solitamente di pesce persico abbrustolito su un fuoco di canne lacustri acceso sulle rive del lago. Particolare è il suo odore di fumo dato dai cannicci umidi usati per la cottura. Il pesce “abbrusticato”, viene servito senza lisca in piccoli pezzetti, condito con olio extra vergine d’oliva a crudo, poco aceto, sale e pepe. Il termine brustico deriva dal toscanismo abbrusticà (abbrusticare). Per preparare questo piatto si utilizzano tre tipi di pesce, il luccio, il persico reale e il boccalone e viene servito come antipasto o come secondo.

Tegamaccio:
Squisita versione lacustre del più noto cacciucco alla livornese, a base di pesce fresco pescato sul nostro lago. L'anguilla, il luccio, la tinca, il persico sole e reale ed il pesce gatto tagliati a pezzi e cotti al tegame (da cui tegamaccio) vengono uniti, in questo piatto, al pomodoro maturo fresco.

Pici:
Tipo di pasta fatta a mano propria del sud della Toscana. La loro ricetta è estremamente semplice: acqua, farina e pochissimo uovo. L'operato della massaia consiste nello "appiciare", cioè lavorare la pasta a mano fino a creare uno spaghetto lungo e corposo. I condimenti classici di questo tipo di pasta sono il ragù di carne o "l'aglione" un sugo di pomodoro saporito e agliato.

Cantucci:
Il nome deriva dal fatto che, in passato, le persone povere, non avendo denaro per acquistare buoni biscotti, si accontentavano di mangiare la parte terminale del filoncino cotto, detto, in Toscana, "cantuccio". Si tratta di un dolce recente, nato alla metà del XIX secolo. Varie cittadine e paesi toscani si contendono la paternità di questi squisiti biscotti secchi, da gustare rigorosamente insieme a un buon Vinsanto, dopo pranzo o dopo cena, da soli o in compagnia. Di solito i Cantuccini sono leggermente inzuppati nel Vinsanto per renderli un po' più morbidi. Lo scrittore tedesco Herman Hesse è tra gli estimatori dei "cantuccini": in una lettera, nel libro "Dall'Italia", racconta che i "cantuccini" erano talmente buoni che furono capaci di fargli tornare il buonumore. Anche Pellegrino Artusi, famosissimo cuoco italiano, nel suo libro "La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene", narra che i biscotti alle mandorle (cantuccini) sono tra i prodotti dolciari che più lo colpiscono. I biscotti Cantucci sono un trionfo di uova, zucchero e mandorle.

Vinsanto:
Il Vinsanto in Toscana è un vino importante e carico di significato, considerato il vino dell'accoglienza e della cortesia. Si ottiene scegliendo al momento della vendemmia le uve migliori, (Trebbiano, Malvasia, Grechetto) i cui grappoli, deposti su uno strato di foglie e trasportati in cassette di legno, vengono lasciati appassire su castelli e graticci di canna in grandi stanze ventilate. Qui rimangono per quattro mesi, durante i quali si aprono le finestre ai venti asciutti del nord; si chiudono e si brucia un po' di zolfo quando imperversa lo scirocco. A gennaio, i chicchi sani vengono "diraspati" e pigiati: il liquido ottenuto è messo in caratelli (piccole botti). Poi, in ambienti di solito sotto tetto (in modo che il mosto possa sentire gli sbalzi termici del cambiamento delle stagioni), il vino è lasciato invecchiare, nei caratelli sigillati, per tre o quattro anni: senza travasi o colmature sul suo deposito, sotto una pellicola naturale che lo protegge da una eccessiva ossidazione nel caratello scolmo. Solo quando viene aperto è possibile conoscere il risultato di tanta pazienza. Non è raro che l'intero contenuto di un caratello sia completamente da scartare. Per questo motivo il Vinsanto è sempre prodotto in piccole quantità ed è tanto più prezioso quanto più è rimasto nel caratello. Il Vin Santo si presenta con un colore giallo ambrato brillante, con almeno 16 gradi, con profumo fine, intenso e variegato dagli innumerevoli sentori che vanno dalla confettura di albicocca a quella di pesca, al mallo di noce, fino agli aromatici della malvasia che ancora sono presentie, con sapore alcolico secco o abboccato. Temperatura di servizio: 5-7°C come aperitivo, 16-18°C con il dessert, 20°C da meditazione. Abbinamenti gastronomici: vino da dessert, perfetto con i cantucci alle mandorle, da aperitivo, da formaggi erborinati come il pecorino e il gorgonzola piccante, da meditazione e da qualsiasi ora e per ogni occasione. Le origini ipotizzate di questa bevanda e del suo nome sono diverse e si perdono nella notte dei tempi. Una leggenda senese parla che nel XIV° secolo un frate distribuiva un vino che faceva guarire gli ammalati, da cui la convinzione che si trattasse di un vino miracoloso, "Santo". Non è da escludere però che il nome "santo" derivi dall'uso che se ne è sempre fatto durante la Messa oppure dal fatto che le uve a grappoli sparsi con acini dalla buccia spessa vengono poste ad essiccare o appese su graticci in luoghi ventilati. L'appassimento può durare mesi e la pigiatura si effettua in prossimità della settimana santa.