Catacombe
Situate a circa 2 km dal centro storico.
Visitabili solo con visita guidata.
Per la visita rivolgersi al Museo della Cattedrale.
Catacomba di Santa Mustiola
La catacomba deve il suo nome alla patrona della Città e della Diocesi, che secondo la tradizione vi fu sepolta dopo essere stata martirizzata nell’anno 274, durante l’impero di Aureliano.
Il cimitero si sviluppa per oltre 200 metri all’interno di gallerie, dove la maggior parte delle sepolture trova posto in nicchie di forma arcuata (arcosolii), ciascuna con due o tre deposizioni chiuse da tegole e coppi.
La catacomba fu scoperta casualmente nel 1634 quando i frati francescani, che custodivano la basilica di Santa Mustiola, decisero di scavare un pozzo per l’approvvigionamento idrico. Alla profondità di 18 metri scoprirono le catacombe che si sviluppavano proprio sotto la basilica.
Scavi più completi vennero fatti nel 1717 da “cavatori” inviati da Roma. Poi, inspiegabilmente e per oltre un secolo, il cimitero restò in uno stato di completo abbandono.
Ma nel 1828, durante i festeggiamenti in onore di Santa Mustiola, Mons. Giacinto Pippi, Vescovo di Chiusi, in una sua toccante omelia, invitò i fedeli a provvedere alla sistemazione del cimitero.
Due anni dopo gli scavi ripresero e continuarono fino al 21 maggio 1831.
Furono scoperti nuovi cunicoli, una cripta e molte epigrafi; tra queste, particolarmente interessanti, sono quelle riferite ai primi ministri della chiesa locale: Marco Giovenzio Dionisio e Lucio Petronio Dextro Vescovi, Sulpicio Felicissimo diacono e Sentio Respectio esorcista e quella di un bambino, Aurelio Melitio, morto all’età di 4 anni e 2 giorni, durante la V lettura della Veglia Pasquale.
Moltissime le iscrizioni sul tufo; curiosa quella che ricorda un ignoto: “Qui è deposto un pellegrino che veniva dalla terra dei ciconi, il suo nome lo sa Dio”.
Le iscrizioni e i materiali ritrovati, attestano l’uso del cimitero dal III fino all’ultimo quarto di V secolo.
L’ingresso principale conduce a una basilichetta che conserva ancora oggi il fascino delle prime celebrazioni cristiane.
Catacomba di Santa Caterina
La Catacomba di Santa Caterina d’Alessandria prende il nome da una cappella dedicata a Santa Caterina delle Ruote, vergine e martire di Alessandria, che era situata nella collina soprastante. Fu scoperta casualmente nel 1847.
Nuove indagini archeologiche sono state intraprese a partire dal 1986 dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e curate dal dott. Giulio Paolucci. I risultati sono stati di notevole interesse ed hanno permesso un’analisi più attenta dell’intero complesso cimiteriale il cui aspetto topografico è stato notevolmente mutato dagli interventi ottocenteschi.
In origine doveva trattarsi di due complessi ipogei ben distinti facenti parte di una più vasta area necropolare che accoglievano sia sepolture cristiane che pagane. Di questi il primo, più vasto, fu utilizzato per tutto il III secolo, mentre il secondo, fino alla fine del IV secolo.
La presenza all’entrata di stipiti in travertino con fori per i cardini di una porta ha fatto, in più occasioni, avanzare l’ipotesi che il primo nucleo fosse rappresentato da una tomba etrusca poi ampliata.
All’interno della catacomba, nel vestibolo, si possono ammirare una bella urna di travertino ornata con due fasci littori in mezzo ai quali è raffigurato un togato, probabilmente un magistrato di Chiusi di epoca imperiale, e due colonne con capitelli corinzi poste ai lati dell’altare.
Le iscrizioni graffite sul tufo sono purtroppo tutte scomparse; alcune sono state riportate dopo gli scavi del 1986 in pannelli. Tra queste ricordiamo un motto filosofico dall’arcosolio di una certa Fonteia, che fu cancellato nel secolo scorso perché considerato blasfemo: “Mentre vivi uomo, vivi; infatti dopo la morte non c’è nulla tutte le cose rimangono e questo è l’uomo, ciò che vedi”.
Tra le lapidi ricordiamo quella di Sant’Ulpia Vittoria martire. Oggi il suo corpo si trova nella Chiesa di S. Apollinare a Chiusi Città.
