Museo Nazionale Etrusco

Via Porsenna, 93 – Chiusi
tel. +39 0578 20177
email: drm-tos.museochiusiservizi@cultura.gov.it
sito web: Museo Nazionale Etrusco

ORARI E BIGLIETTI

Istituito nel 1871 e ospitato dal 1901 in un edificio in stile neoclassico, il Museo Nazionale Etrusco conserva numerosi reperti di raro pregio, distribuiti sui due piani dell’edificio.
L’odierno allestimento risale al 2003 e coniuga la cura dell’aspetto scientifico con moderni strumenti didattici e divulgativi, cosa che rende il museo uno dei più importanti e prestigiosi per lo studio e la conoscenza della civiltà etrusca attraverso tutto l’arco del suo sviluppo. La didattica si avvale di un ricco supporto di pannelli e didascalie in italiano e in inglese; nella sala video è inoltre possibile la visione virtuale delle tombe dipinte, attualmente chiuse al pubblico per esigenze di conservazione.
Nel 2009, il museo si è arricchito di uno spazio dedicato alla consultazione dei libri della sua biblioteca.

All’interno del museo, l’ordinamento dei reperti tiene conto di criteri cronologici e tematici, cercando ove possibile la ricomposizione dei contesti di provenienza e, allo stato delle ricerche, offre un quadro ampio e esauriente della civiltà di Chiusi e del suo territorio dalla fine del II millennio a.C. all’alto medioevo.
Sezioni specifiche sono riservate alle espressioni culturali e artistiche tipiche del territorio di Chiusi e alle importazioni più significative e prestigiose, messe a confronto con le produzioni locali che da esse trassero ispirazione.

Nella prima sala sono esposti reperti soprattutto ceramici, ma anche metallici, in osso e pietra, risalenti alle età più antiche (Bronzo Recente e Finale, Ferro, Orientalizzante) e restituiti ora da scavi recenti di abitato e ricognizioni di superficie, ora da vecchi ritrovamenti di sepolcreti a incinerazione.
Così, accanto a oggetti di uso domestico e produttivo, ne troviamo altri a destinazione funeraria, in genere più curati esteticamente e maggiormente integri per le diverse condizioni di recupero e conservazione.

Caratteristici sono gli ossuari biconici dell’Età del Ferro e di particolare rilievo il coperchio di uno di essi, sormontato da due figurine ritratte nell’atto di abbracciarsi.
Risalgono all’Orientalizzante i vasi di bucchero con decorazione impressa ‘a cilindretto’, dove già si evidenzia la tipicità della produzione chiusina messa a confronto con i materiali d’importazione.

Importantissima per pregio e suggestione è la collezione di ‘canopi’, i vasi cinerari di età Orientalizzante dal coperchio conformato a testa umana, qui presenti con numerosi esemplari deposti su trono. In genere il trono, simbolo dell’elevata posizione sociale del defunto, è in terracotta, ma nel caso del notissimo ‘canopo di Dolciano’ è di bronzo laminato e sbalzato, decorato con animali fantastici.

Le importazioni di vasellame greco dipinto, che fecero giungere a Chiusi sin dai primi decenni del VI  secolo a.C. capolavori assoluti, primo fra tutti il grande cratere François, vanto del Museo Archeologico di Firenze, sono rappresentate in particolare da raffinata ceramica attica, da quella più antica ‘a figure nere’ a quella ‘a figure rosse’, fra cui spicca lo skyphos ‘di Penelope’ (datato attorno al 440 a.C.), con la nota rappresentazione della sposa di Ulisse davanti al telaio.

Nella stessa sala, a confronto, trovano spazio i prodotti delle officine ceramiche locali, sia d’imitazione, a ‘figure nere’ e a ‘figure rosse’,  sia in bucchero ‘pesante’.
In particolare, vasto e selezionato è il campionario dei buccheri ‘pesanti’, tipici delle manifatture chiusine del VI secolo a.C., così detti per la decorazione sovrabbondante e fantasiosa ispirata ad esemplari metallici.

Spazi appositi sono poi riservati ai contesti di necropoli e di abitato, con testimonianze che vanno dal VII al II secolo a.C. e che abbracciano l’intero territorio dell’antica città etrusca.
Per la prima volta vi è stato ricomposto  il corredo della tomba principesca della Pania (fine VII – inizi VI sec. a.C.) con la grande situla in bronzo che contiene il cinerario e il calco della famosa pisside in avorio con scene mitologiche intagliate su più registri (l’originale è esposto nel Museo Archeologico di Firenze). Viene inoltre ripresentato, dopo un recente restauro, il cinerario Paolozzi con figure femminili di piangenti e teste di grifo.

Capolavori di raffinatezza e verismo sono l’urna di Larth Sentinates Caesa, dalla tomba della Pellegrina, e i due sarcofagi femminili, uno di alabastro e l’altro fittile, da S. Mustiola e dalle Tassinaie. Quest’ultimo è inserito all’interno della ricostruzione delle tomba della famiglia Tiu da cui proviene, databile fra il 170 e il 150 a.C.
La ricostruzione si avvale delle riproduzioni della decorazione pittorica della camera sepolcrale eseguite agli inizi del secolo XX dal pittore Guido Gatti per la Galleria della Pittura Etrusca del Museo Archeologico di Firenze, da cui provengono anche le altre riproduzioni di pitture di tombe arcaiche chiusine appese alle pareti ad accompagnare due frammenti originali con scene di banchetto già nella tomba del Colle (470 a.C. ca).

Il piano seminterrato è dedicato invece alla Chiusi di età ellenistica e romana, con una finestra aperta sul periodo altomedievale, quando Chiusi fu sede di un importante ducato longobardo.

L’età ellenistica è rappresentata in primo luogo dalla ricca collezione di urne cinerarie, scolpite in marmo, alabastro, travertino, o realizzate in serie in terracotta, a stampo, con ritocchi a stecca negli esemplari di maggior qualità. Le urne fittili mantengono ancora una vivace, caratteristica policromia.
Splendide, per quanto frammentarie,  sono le terrecotte architettoniche e votive.
Una curiosità: fra le altre produzioni locali di quest’epoca sono esposti anche alcuni ‘salvadanai’ dalla tipica forma panciuta, con iscrizione etrusca graffita, recuperati nello scavo delle fornaci dove venivano fabbricati.

Di età romana, oltre alle ceramiche di ‘sigillata aretina’, ai vetri, ai piccoli oggetti di bronzo, troviamo un ritratto marmoreo di Augusto giovane, in veste di pontefice massimo, considerato una delle migliori effigi esistenti dell’imperatore, e poi, sempre in marmo, altri ritratti di età imperiale, una grande statua femminile acefala proveniente dal probabile foro della città, due cippi funerari e una base onoraria.

La mitica caccia al cinghiale calidonio contraddistingue sia la fronte scolpita di un sarcofago sia il raffinato emblema musivo policromo estratto da un pavimento di una lussuosa villa suburbana, di recente attribuito a fabbrica alessandrina e datato fra l’80 e il 60 a.C.

Tombe Etrusche

temporaneamente chiuse al pubblico

Tomba della Pellegrina

Fu scoperta nel 1928 durante lavori stradali e rappresenta un esempio particolarmente significativo di sepoltura familiare di Età Ellenistica (fine IV – II secolo a.C.).
Scavata nell’arenaria, presenta un lungo dromos (corridoio) nel quale si aprono quattro nicchie e tre camere di differenti dimensioni.
All’interno conserva ancora gran parte delle urne e dei sarcofagi delle originarie diciassette sepolture. Nella grande camera di fondo, i coperchi dei sarcofagi, sollevati o rimossi, testimoniano una violazione avvenuta forse già in epoca antica.

Le sepolture più antiche (IV sec. a.C.) sono da riconoscere in due grandi sarcofagi con fronte intonacata, conservati nella piccola cella sul lato destro del dromos, mentre le altre deposizioni del III sec. a.C. furono accolte nella grande camera di fondo entro tre sarcofagi lisci recanti sulla fronte iscrizioni funerarie dipinte in rosso.

Sulla banchina di sinistra sono allineati tre ossuari: il primo appartenente ad aul:seiant:larthal presenta sulla fronte una scena di combattimento tra Greci e Galli e sul coperchio la figura del defunto; accanto è un’urna con analoga scena; il terzo ossuario, privo del coperchio, è ornato sulla fronte da due scudi rotondi tra festoni. Sulla banchina di destra si trova una piccola cassa con la rappresentazione di Achille e Aiace. Nella cella di sinistra si conserva un’urna cineraria con bel rilievo sulla cassa, raffigurante il saccheggio dei Galli nel santuario di Delfi.

Il primo loculo di sinistra contiene un ossuario con figura femminile sul coperchio e sulla cassa la rappresentazione di Achille e Aiace; nel secondo un’urna con la narrazione, in rilievo, della morte di Ippolito assalito da un toro.
Nel loculo sulla destra del dromos, è conservata un’urna di travertino sulla cui cassa si vede un fiore tra pelte con cospicui resti di policromia. Si tratta dell’ultima deposizione accolta nella tomba e databile verso la metà del II sec. a.C.

Tomba della Scimmia

Databile all’inizio V secolo a.C. e scoperta nel 1846 da Alessandro François, è la tomba più conosciuta delle necropoli di Chiusi.
È costituita da un vestibolo e tre camere con bei soffitti a cassettoni e letti funebri scolpiti nell’arenaria. Nel fregio sono rappresentati i giochi in onore del defunto: corsa delle bighe, suonatori e personaggi con rami di palma in mano, lottatori alla presenza di un arbitro, una piccola scimmia legata ad un albero (da cui deriva il nome della tomba), un lanciatore di giavellotto seguito da uno schiavo, due pugili e un pirrichista con doppio flauto. Meno conservata risulta la scena della parete d’ingresso sulla quale è raffigurata una donna seduta sotto un parasole che assiste ad un gioco di abilità cui partecipa una fanciulla con in testa un candelabro. Nella camera di fondo sono dipinte due piccole figure maschili. La decorazione mantiene la sua freschezza soprattutto nel soffitto della camera di fondo, dove foglie verdi d’edera e sirene alate incorniciano una rosetta rossa nel cassettone centrale.

Accanto a questa tomba se ne apre un’altra di tipologia molto simile e della stessa epoca, la Tomba del Leone; anch’essa in origine presentava ricche decorazioni dipinte, che però oggi sono purtroppo in gran parte svanite per l’effetto del tempo.